Le elezioni del 6 maggio hanno innescato la miccia della imminente deflagrazione europea e, come alla vigilia della seconda guerra mondiale, la stragrande maggioranza dei cittadini non ha consapevolezza della tragedia che sta per cambiare radicalmente la loro vita. Le elite – indegne di questo nome – che dovrebbero salvarci dal caos, sono invece impegnate a portare l’ Europa al suicidio economico e sociale collettivo, con una cacofonia ed ottusità esasperanti. La Germania ha clamorosamente sbagliato la strategia per salvare l’ Eurozona e sè stessa ed è ora in un vicolo cieco. I tedeschi volevano imporre ai paesi periferici tagli alla spesa pubblica e riforme volte a farli tornare competitivi, senza aver compreso che occorrono decadi e volontà popolare per attuare tutto ciò (la stessa Germania ha impiegato dieci anni per passare da “malato d’ Europa” alla attuale “locomotiva”) e che l’ austerità draconiana avrebbe generato una spirale recessiva con disoccupazione, forti tensioni sociali e aumento degli spread, allontanando così il pareggio di bilancio. La tesi di Berlino, ovvero che senza disciplina di bilancio e ruolo di “vigilanza” dei compratori di titoli di debito sovrano, il moral hazard dei PIIGS (a cui, va ricordato, si aggiunge la Francia) avrebbe annacquato le pur necessarie riforme, era vera ma troppo semplicistica. La realtà dei fatti è che ora la Grecia (in primis) e gli altri “meridionali d’ Europa” hanno messo la Germania, principale creditore, sotto scacco e non è ancora chiaro come questa reagirà. Diceva John Maynard Keynes: “If you owe your bank a hundred pounds, you have a problem. But if you owe a million, the bank has”.

Il popolo greco ha chiaramente detto tramite il voto che non accetta l’ accordo per il salvataggio appena firmato e che non vuole più tagli alla spesa e riduzioni dei salari. Quasi sicuramente si andrà a nuove elezioni a giugno e si prevede la straripante vittoria del partito anti-bailout Syriza. Il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble dichiara alla stampa che “l’ Europa potrà sopportare l’ abbandono dell’ euro della Grecia”, cercando forse così di esorcizzare l’ incubo che dovrebbe tenerlo sveglio di notte. Questi i numeri, che parlano da soli: la Grecia deve € 325 miliardi a BCE, UE e FMI (fonte: Bloomberg); disoccupazione al 22%; crollo della produzione industriale (-8,5%) nei primi tre mesi dell’ anno; deficit di bilancio e necessità di ricevere € 33 miliardi nel secondo trimestre 2012 per coprire le spese. Se i greci rifiutano l’ austerity e l’ Europa blocca il trasferimento dei fondi, il governo di Atene non potrà che fare default sul debito e reintrodurre la dracma per stampare la moneta necessaria a pagare stipendi pubblici, pensioni e assistenza sociale. A quel punto BCE e fondo salva-stati chiederanno ai paesi dell’ Eurozona di coprire perdite di oltre € 250 miliardi; la Germania dovrà pagarne circa 70 (fattibile benchè politicamente difficilissimo), l’ Italia 32 (impossibile), la Francia 52 più molti altri miliardi per salvare le proprie banche piene di titoli ellenici. Ma non è finita qui, perchè comincerebbe l’ effetto domino: massiccia fuga di capitali da Portogallo, Spagna, Italia e Francia, spread alle stelle e quindi default e ritorno a monete nazionali per i paesi senza avanzo primario. Non è infatti credibile che un qualsiasi governo italiano, per esempio, avrebbe la forza di imporre una manovra straordinaria di tale entità, con un debito da rifinanziare a tassi di interesse proibitivi; Beppe Grillo verrebbe probabilmente nominato capo del governo in meno di 24 ore… Il collasso dell’ intera economia europea non si potrebbe più evitare, basti pensare alle imprese che si ritroverebbero fallite con crediti in valuta nazionale e debiti in euro, blocco dei pagamenti (paghereste voi i vostri fornitori in un tale caos?) ed enorme incertezza giuridica per i contratti in essere. Non vogliamo poi pensare allo sfogo violento nelle piazze di tutta Europa. Signor Schäuble, è questa l’ uscita “ordinata” della Grecia dall’ euro? L’ alternativa di far coprire le perdite della BCE stampando moneta non eviterebbe il caos sui mercati finanziari, con evidenti ripercussioni sugli spread, e sarebbe un incentivo irresistibile per i governi stremati dall’ austerity nel dichiarare default sul debito estero. Non resta quindi che continuare a pagare il conto ad Atene, per tenerla a galla nonostante il rifiuto di arrivare al pareggio di bilancio. Scacco matto alla Germania, finchè il popolo tedesco non si ribellerà facendo cadere il governo e forzando il ritorno al marco.

Giungono in queste ore due notizie. Pare (Bloomberg) che la troika (UE, BCE, FMI) sia disposta a concedere ad Atene tempo fino al 2015 per raggiungere il pareggio di bilancio e ristrutturare il debito, in cambio di un nuovo governo che rispetti gli accordi di bailout firmati; la Grecia otterrebbe anche la possibilità di reintegrare parte delle pensioni e dei salari tagliati, per calmare le violenze di piazza. La seconda notizia arriva da Der Spiegel: il ministero delle finanze tedesco starebbe pianificando l’ intervento del fondo salva-stati EFSF per coprire le perdite della BCE, nello scenario di un’ uscita della Grecia dall’ euro. Atene continuerebbe così a ricevere soldi dalla UE, al fine di pagare i debiti in scadenza in mano alla Banca Centrale. Entrambe le proposte servono solo, eventualmente, a guadagnare un pò di tempo senza però risolvere il problema. Abbiamo dei seri dubbi che ciò impedisca il caos sui mercati finanziari (quanti altri italiani, per esempio, sposteranno i loro risparmi all’ estero, aggravando così una già difficile situazione di bilancia dei pagamenti?). Nella seconda metà dell’ anno sentiremo anche parlare dell’ impossibilità per l’ Italia, a fronte di una decrescita del PIL di almeno 1,5 punti, di pareggiare il bilancio nel 2013 senza ulteriori manovre correttive (già dichiarato due giorni fa dalla Commissione europea e poi subito smentito…) – chi non ci crede, usi il simulatore sul nostro sito dell’ “Italian debt spiral”; delle banche spagnole che chiederanno almeno € 50 miliardi per essere salvate; del presidente francese Hollande che pretenderà altri soldi dalla Merkel. Anche se oggi il presidente greco Karolos Papoulias dovesse riuscire nell’ impresa di formare in extremis una coalizione di governo, la Germania non ne “uscirà viva” e dovrà pagare per il resto dell’ Europa fino alla bancarotta oppure guadagnare tempo finchè non sarà pronta per uscire dall’ euro. Comunque vada, l’ Europa che abbiamo sognato scomparirà . E pensare che usando solo un briciolo di fantasia, vi sarebbe una soluzione immediata a portata di due mouse-click (la descriveremo in un prossimo post).

Nel frattempo, i “master of the Universe” di JP Morgan hanno polverizzato due miliardi di dollari con una scommessa sui derivati andata male. La banca d’ affari americana è considerata di rilevanza sistemica, ovvero una di quelle che vengono sempre salvate con i soldi dei contribuenti prima di fallire. Cosa deve ancora succedere, prima di chiudere questi vergognosi casinò della finanza che stanno distruggendo l’ economia mondiale?