“La Bce ha commissariato l’Italia, Trichet governa a Roma su mandato di Germania e Francia” scrive oggi Repubblica, mentre Mario Monti sul Corriere della Sera utilizza addirittura la metafora del podestà.

La BCE ha inviato una simpatica letterina al governo Berlusconi, informandolo che se vuole essere salvato da dimissioni certe qualora il differenziale dei tassi di interesse tra BTP e Bund tedeschi continuasse ad aumentare, salvataggio tramite l’ acquisto di titoli di stato italiani da parte di Trichet, deve 1) anticipare il pareggio di bilancio al 2013; 2) copiare la modifica della costituzione introdotta dai tedeschi nel 2009, che prevede l’ obbligo di non spendere più di quanto siano le entrate; 3) liberalizzare le attività economiche. Ore più tardi Berlusconi, Tremonti e Letta compaiono raffazzonati davanti ai giornalisti di mezzo mondo per balbettare le novità per il rilancio dell’ economia italiana, sperando che i mercati finanziari la bevano.

Se poi tutto ciò sia invece un “teatrino” preparato a Roma, lettera della BCE compresa, per dare una boccata di ossigeno al governo Berlusconi, non cambierà comunque nulla e non riuscirà a risolvere i fondamentali problemi macroeconomici del nostro Paese –  la disponibilità all ‘ acquisto di BTP da parte della Banca Centrale Europea calmerà solo per un pò la foga al ribasso dei mercati. Tagliare spesa pubblica e welfare va bene, se fatto in maniera intelligente, per interrompere la crescita del debito, così come una famiglia che spende troppo deve ad un certo punto fare delle rinunce. Ma non risponde alla domanda di come creare posti di lavoro e più ricchezza/benessere per i cittadini. Senza rinnovamento profondo delle direttrici di crescita future, in un contesto di enorme pressione competitiva su risorse ambientali (energia, cibo, materie prime) e di milioni di nuovi cervelli asiatici educati nelle università del mondo, le “grandi riforme” annunciate dal governo italiano non troveranno menzione nemmeno nelle note a piè di pagina dei libri di storia di domani.