L’ Europa di ieri fu pensata dai Padri Fondatori per superare gli egoismi nazionali e per meglio sopportare la nascente dirompente onda d’ urto politico-economica dei paesi BRIC. L’ Europa di questi giorni è guidata da una Germania senza fantasia nè visone e da banchieri avidi e autoreferenziali. Che tristezza, che delusione.

Chi contava sull’ inondazione di denaro della BCE per curare definitivamente la malaise dell’ Eurozona, rimarrà deluso. I banchieri centrali hanno evitato il tracollo dell’ economia mondiale stampando moneta, guadagnando così tempo necessario ai leader politici per chiudere crepe e fratture generate dalla gigantesca bolla creditizia degli ultimi quarant’ anni. Di seguito, le ultime incrinature tra i paesi della moneta unica:

Grecia: Salvata e “rimessa in carreggiata”? Ha fatto default su € 105 miliardi, facendo però nuovi debiti per 130 miliardi (in realtà saranno presto 172). A questi se ne aggiungono 107 di “debito nascosto”, ovvero di debiti diversi garantiti dal governo di Atene. Il pareggio di bilancio è ancora lontano e i greci non sembrano poi avere troppa fretta di tirarsi su le maniche, stante l’ incognita delle prossime elezioni. I mercati finanziari scontano già l’ aspettativa di un secondo default sui nuovi bond e degli ellenici sentiremo riparlare spesso.

Portogallo: dopo una recessione del 1,6% nel 2011, le ultime stime per quest’ anno sono peggiorate (-3,3%). I portoghesi avranno quindi probabilmente bisogno di ulteriori prestiti (€ 78 miliardi già concordati) e la disoccupazione salirà oltre il 15% attuale.

Spagna: il governo guidato da Rajoy ha di recente fatto sapere ai partner europei che non sarà possibile limitare al 4,4% il deficit di quest’ anno; sarà più alto (5,8%). Il fiscal compact appena approvato è quindi già carta straccia. Alla Spagna seguiranno altri paesi a chiedere più flessibilità delle regole imposte dai tedeschi.

Italia:  spread in ribasso, quindi tutto per il meglio? Assolutamente no. La sicura recessione quest’ anno ed il prossimo, oltre all’ obbligo di tagliare il debito pubblico di un ventesimo (circa € 45 miliardi) a partire dal 2015, imporranno delle scelte non facili in un contesto di elezioni nazionali. Bisognerà introdurre una mega-patrimoniale oppure andare a rinegoziare con Frau Merkel.

Francia: la mina vagante, che minaccia un riacutizzarsi della crisi finanziaria europea, si chiama Francois Hollande, il candidato socialista alle presidenziali francesi tra due mesi. Ha dichiarato più volte che, una volta eletto, intende subito ridiscutere con la Germania i piani di austerity. La cancelliera tedesca si rifiuta di incontrarlo, oltre ad  appoggiare ufficialmente Sarkozy per la rielezione .

Olanda: gli olandesi sono stati colti di sorpresa dalla notizia che la crisi sta mordendo anche loro. Erano i più intransigenti, dopo la Germania, nel chiedere a gran voce l’ approccio calvinista al risparmio ai meridionali d’ Europa. Hanno ora scoperto che il prossimo anno sforeranno il target del deficit (4,5% invece del 3%). Il leader del terzo partito nazionale ha proposto di fare un referendum per abbandonare l’ euro. Ma l’ Olanda non era uno dei paesi nordici virtuosi?

Irlanda: ha deciso di indire un referendum sull’ accettazione o meno del fiscal compact e hanno appena proposto di prolungare a 50 anni la scadenza del debito contratto per salvare le banche nazionali. Non serve riportare altre notizie…

E la Germania? Le esportazioni nel 2011 hanno superato i mille miliardi, mentre il surplus commerciale (export-import) ha aggiunto € 120 miliardi al deficit delle bilance dei pagamenti, tra cui quelle dell’ Eurozona. Questa straripante forza commerciale della Germania è allo stesso tempo una specie di contrappasso contabile: più la Germania esporta e più Francia, Italia, Spagna, Grecia & Co. devono indebitarsi per comperare le merci tedesche (a meno di non diventare a loro volta più competitive all’ estero). Se prima i debiti per tali acquisti rimanevano all’ interno del circuito delle banche commerciali, ora sono passati – tramite il sistema di clearing Target 2 – a livello di BCE e banche centrali nazionali. La Bundesbank ha crediti per oltre € 500 miliardi; se saltasse l’ euro, le perdite sarebbero gigantesche. Jens Weidemann, a capo della banca centrale tedesca, se ne è accorto e ha chiesto a Draghi di fornirgli titoli in garanzia più “sicuri” (evidentemente non si fida molto dei mutui sulle case spagnole e alle imprese greche). SuperMario ha messo sotto scacco i teutonici, legandoli indossolubilmente al destino dell’ euro e creando di fatto gli Eurobonds.

Il bilancio della BCE ha raggiunto la stratosferica somma di € 3.000 miliardi e sicuramente aumenterà ancora. Se non arriverà la stagflazione (occhio al prezzo del petrolio), i tedeschi proveranno ancora per circa un anno a far fare le riforme “lacrime e sangue” ai renitenti PIIGS (a cui va aggiunta anche la Francia), i quali – ovviamente – risponderanno con il loro miglior sorriso bizantino, finchè si arriverà alle elezioni generali in Germania. Mentre nessun paese europeo avrà raggiunto gli obiettivi prefissati nel fiscal compact, Frau Merkel – per restare al potere – dovrà fare la grande coalizione con la SPD e – dopo un pò – si ricomincerà forse a parlare dii Eurobonds. La cacofonia europea non cambierà; l’ unica novità verrà dalle banche centrali di tutto il mondo, che non pubblicheranno più bilanci dettagliati.