Il parlamento tedesco deve approvare dopodomani il contributo al secondo pacchetto salva-Grecia. Nonostante molti mal di pancia, la maggioranza dirà “ja”. Il ministro delle finanze Schäuble ha fatto due conti e sta già preparando mentalmente i suoi connazionali alla necessità di un terzo intervento. La Grecia è di fatto fallita e tutti oramai lo sanno; solo la paura di un contagio incontrollabile negli altri paesi del meridione europeo tiene in piedi il teatrino dei piani di possibile risanamento degli ellenici. Per il momento, perchè il ritorno della dracma non è ancora del tutto escluso.

La Grecia è un paese in bancarotta, di natura fraudolenta. Tutte le promesse fatte e gli impegni presi per risanare le finanze pubbliche non sono stati mantenuti. Le privatizzazioni per € 50 miliardi? Non è successo nulla. Il budget (già rivisto più volte) prevedeva per il primo mese del 2012 una crescita delle entrare del 8,9% rispetto a gennaio 2011; il consuntivo è stato di -7%, con un buco di un miliardo di euro. Le spese continuano di gran lunga a superare le entrate, mentre l’ evasione fiscale dilaga. La Task Force della Comunità Europea ha stimato $78 miliardi di imposte cumulate dovute e non pagate. La Germania propone di inviare più di 160 ex-dipendenti pubblici tedeschi in pensione, specializzati nella raccolta delle imposte, al fine di riformare l’ amministrazione di Atene e consentire una efficace lotta all’ evasione fiscale. Non è la prima offerta di aiuto che i tedeschi fanno alla Grecia per riorganizzare il paese, credibili dopo il turnaround della Germania dell’ Est, ora (quasi) perfettamente integrata nella Bundesrepublik. Secondo il Financial Times, il gruppo dei maggiori creditori europei ha presentato alla Grecia la richiesta di 38 specifici cambiamenti, tra cui la centralizzazione dei catasti, 225 audit IVA e di grandi contribuenti, l’ acquisto di nuovi computer per gli esattori delle tasse, stock minimi di riserve petrolifere, liberalizzazione delle professioni, riduzione della spesa pubblica per medicinali. I più smaliziati pensano che si tratti di richieste di micromanagement inaccettabili, il cui unico scopo sia quello di forzare i greci a prendere loro la decisione di lasciare l’ Eurozona.

Da più parti, Germania compresa, si sollevano voci di richiesta per un “piano Marshall” di investimenti nei paesi mediterranei, necessari ad aumentarne produttività, competitività e crescita, la via più indolore al risanamento dei conti. Richieste corrette, che condividiamo, poichè le politiche di austerità da sole non porteranno da nessuna parte. Il popolo greco, così come un teenager dopo una solenne sbornia, ha bisogno di sottoporsi ad una dolorosa cura di astinenza ma necessita anche di una nuova prospettiva, che sostituisca nuovi obiettivi di vita all’ alcol. I cittadini greci sono disposti a cambiare e a combattere, per tornare ad un maggior benessere? Certe interviste, di cinquantenni che si autocommiserano passando le giornate da disoccupati a casa davanti al televisore, invece di utilizzare il tempo libero per magari imparare una lingua (il tedesco…) e inventarsi un nuovo lavoro basato sull’ e-commerce, non fanno ben sperare.

Come si può pretendere di invogliare imprenditori e investitori stranieri a far confluire capitale in Grecia, necessario al rilancio del paese, se prima non si riforma certezza del diritto, tempi della giustizia, amministrazione pubblica, contrattualistica del lavoro? La differenza fondamentale tra paesi del nord e del sud Europa è proprio questa: tasso di corruzione, senso civico, rispetto delle regole, efficienza della macchina pubblica, etica del lavoro. Come imprenditore rientrato dalla Germania a fare business in Italia (contribuisco, nel mio piccolo, al miglioramento della bilancia dei pagamenti italiana), devo scontrami quotidianamente con clienti che non pagano, fornitori che imbrogliano, banche inutili , disorganizzazione, incertezza del diritto, poca voglia di lavorare.

Cari concittadini, un colpo di reni per favore.