I mercati azionari festeggiano, lo spread italiano scende, l’ occupazione in America cresce di 250.000 posti di lavoro a gennaio, Berlusconi ha firmato l’ armistizio definitivo con Monti e la Grecia verrà alla fin fine salvata. La crisi europea è finita.

Chi condanna al fallimento la politica di austerity della bancocrazia europea,

chi denuncia la manipolazione dei dati sulla disoccupazione americana e chi prevede default, caos e violenza in Grecia, sembra dimenticare o sorvolare sulle due decisioni più importanti prese dall’ establishment politico-finanziario europeo negli ultimi 45 giorni: la prima iniezione di liquidità per € 500 miliardi alle banche europee da parte della BCE (21 dicembre); la prossima ventura (fine febbraio) inondazione di soldi tramite asta BCE – secondo il Financial Times potrebbe raggiungere i 1.000 miliardi –  per convincere definitivamente gli istituti finanziari a fare il loro dovere di compratori di BTP. Il bilancio della Banca Centrale Europea si riempirà ancor più di pezzi di carta senza valore (Mario Draghi potrà scegliere quale casa spagnola sul mare, ipotecata a valori assurdi, utilizzare per le vacanze), seguito probabilmente a breve da Bernake della FED, altro necessario spazzino dei crediti ipotecari americani. Nel frattempo, Silvio Berlusconi ha firmato con Napolitano e Monti l’ armistizio definitivo e lo ha comunicato ai poteri forti internazionali per mezzo di intervista al FT. Niente più “staccar la spina”, in cambio di pace giudiziaria, sopravvivenza Mediaset e ingresso del PDL – e forse del PD, in ottica di “grande coalizione” – nel governo (così si tranquillizzano i falchi del partito). Frau Merkel, invece, ha incontrato il premier cinese, ufficialmente per convincerlo a investire soldi in Europa, ufficiosamente per pregarlo di comperare ancor più export tedesco, così la Germania prima o poi si libera della dipendenza dai “terroni d’ Europa”.

Libiamo ne` lieti calici, quindi? Se non si faranno errori o non accadranno incidenti (il popolo greco, le elezioni francesi, le aste dei BTP, per citarne solo alcuni), il randez-vous finale con i problemi intrinseci dell’ Unione Europea, asimmetrie competitive e tassi di crescita divergenti, sarà solo stato rinviato di alcuni anni, finchè qualcuno non si ricorderà di cosa fece – per esempio – l’ Ecuador.