Italian 10yr bond spread

È andata peggio di quanto si potesse immaginare, altro che fantaeconomia. L’ euforia, per l’ annuncio del grande piano di salvataggio della Grecia e dell’ euro di Merkel e Sarkozy (“Merkozy”) della scorsa settimana, è durata un solo giorno. Venerdì scorso l’ Italia ha dovuto pagare oltre il 6% di interesse sulle nuove emissioni di BTP e le borse sono crollate. Oggi, lo spread sui titoli italiani del debito pubblico si è avvicinato al 6,5% e il MIB ha perso il 7%, a causa dell’ annuncio di Papandreous sulla volontà di indire un referendum a gennaio per chiedere ai cittadini greci se vogliano accettare il piano di salvataggio deliberato dall’ Europa (50% di default sul debito e ulteriori sacrifici per il risanamento dell’ economia). Se continua così, con tassi nominali oltre il 6% (e inflazione al 3%) e crescita del PIL del 1% annuo, l’ Italia è “tecnicamente” fallita, perchè il peso della spesa per interessi e del crescente debito pubblico diventa dopo pochi anni insostenibile – tanto per chiarire i  numeri: un differenziale di 400 punti base rispetto al Bund tedesco comporta, a intero debito rinnovato, una maggiore spesa annua per interessi di 76 miliardi. Non sorprende che si stia scatenando il panico finanziario e che sempre più investitori non siano entusiasti di comperare i BTP.

Perchè il grande piano di salvataggio, deliberato meno di sette giorni fa, non ha sortito l’ effetto sperato di far finalmente terminare la crisi europea? Vediamo cosa è stato deciso: 1) la Grecia si vedrà ridotto del 50% il debito pubblico, non dovendolo più ripagare a banche e altri investitori (default selettivo); 2) le banche, con titoli del debito pubblico nei loro bilanci, verranno obbligate ad aumentare entro l’ estate prossima il rapporto tra impieghi e patrimonio netto (coefficiente patrimoniale), per poter meglio coprire le perdite sui titoli e non creare un “effetto Lehman” (domino fallimenti); 3) il fondo salva Stati ESFS verrà incrementato, tramite leva finanziaria, a oltre un trilione di euro, per poter eventualmente salvare Paesi ben più grandi come Italia e Spagna. Che bello, non è proprio quello che volevano mercati, analisti e commentatori? Sí, se non fosse che le letture dettagliate del comunicato, ventiquattro ore dopo, hanno rilevato le solite decisioni pastrocchiate e “a mezzo cuore” (halbherzig, come si dice in Germania) dei capi di governo europei, tedeschi in primis. Non si sa ancora bene come verranno aumentati i mezzi finanziari del fondo salva Stati, tra l’ ipotesi di farsi prestare i soldi dai cinesi (che hanno risposto con un grande marameo), a quella – stupefacente – di garantire la eventuale perdita per default su titoli di stato ad un massimo del 20%, tramite la costruzione di prodotti strutturati simili a quelli che scatenarono l’ esplosione della bolla immobiliare in America. Chissà chi sono stati i consiglieri finanziari della Merkel, che hanno proposto soluzioni così inappetibili a chi dovrebbe continuare ad acquistare i titoli italiani e i Bonos spagnoli. Anche la soluzione per gli istituti finanziari non ha convinto, visto che viene loro lasciata libertà di scelta tra ricapitalizzarsi (con importante diluizione degli attuali azionisti, visti i prezzi depressi delle Borse) e migliorare il coefficiente, per esempio tramite riduzione dei crediti concessi a imprese e consumatori. Gli Stati Uniti, nel 2008, obbligarono perfino le potentissime Morgan Stanley e Golman Sachs a fare aumenti di capitale; perchè in Europa bisogna sempre trattare con i guanti i banchieri? Merkozy non si rendono conto che ci sarà, come conseguenza non voluta, un aumento del costo del denaro e una stretta creditizia mortale soprattutto per le piccole e medie imprese? Si commenta poi da solo il ridicolo meccanismo che punisce le banche che hanno titoli italiani e spagnoli in portafoglio (su cui dovranno accantonare “prudenzialmente” delle perdite) quando poi si chiede alle stesse di continuare a comperare nuovi titoli a tassi moderati. Era infine prevedibile, che la decisione di condonare il 50% del debito alla Grecia avrebbe scatenato le “voglie” di altri paesi, come Portogallo, Irlanda e Spagna (ma altri verranno), di fare anche loro un default selettivo.

La situazione sta pertanto precipitando e ne siamo contenti, perchè la Germania sarà ora costretta ad accettare il piano “D”, l’ unico in grado di porre fine a questo assurdo teatro che rischia di trascinare l’ Europa nel caos finanziario e nella depressione economica (per non parlare di probabili violenze e involuzioni democratiche). DraghiIl piano D prevede due opzioni: D come Default (parziale), oppure D come Draghi (Mario). Nel primo caso, l’ Italia – insieme ad altri paesi – decide di non ripagare il debito pubblico detenuto dall’ estero (in primis dalle banche tedesche); nel secondo caso, la Germania dà il via libera – rifiutato la settimana scorsa, nonostante le suppliche di Sarkozy – alla Banca Centrale Europea, presieduta dall’ italiano Mario Draghi, per intervenire con massicci acquisti di titoli italiani e spagnoli, sul modello della FED americana e della Banca d’ Inghilterra. La terza alternativa, gli Eurobond, è a nostro avviso impraticabile perchè richiederebbe tempi troppo lunghi e si scontrerebbe comunque con la probabile opposizione del parlamento tedesco (e della corte suprema).

Se la situazione non fosse così grave, si potrebbe perfino sorridere al pensiero che il piano “D” potrebbe passare per Mr. “B”. Berlusconi, prima di lasciare la scena politica, decide di ripetere il suo famoso scherzetto del cucù, volando a Francoforte per fare una sorpresa  a Frau Merkel e Herr Draghi. Berlusconi: “sapete che novità c’è? Avete tempo fino alle ore sei di domani per stampare questi maledetti euro e salvare il mondo, altrimenti alle ore 06:05 annuncerò alle agenzie il default dell’ Italia.  Cucù, cucù, io ora non ci sono più.”