Berlusconi Jiabao

Al nostro premier piace volare a Mosca e invitare Putin in Sardegna. Ci permettiamo invece di suggerirgli di prendere il primo aereo per Pechino e di incontrare il primo ministro cinese Wen Jiabao. Berlusconi è il miglior venditore che l’ Europa ha a disposizione e come tale Merkel e Sarkozy dovrebbero dargli l’ incarico di chiudere uno storico accordo con il Paese del Drago, per risolvere d’ un colpo la malaise europea. Immaginiamo così il breve, memorabile colloquio tra i due leader.

B: ni-hao-buongiorno, caro Wen.

W: ni hao, Silvio-san.

B (per rompere il ghiaccio): a proposito Wen, ti ho mai raccontato la barzelletta della mela cinese che…

W: lascia stare Silvio-san, i miei servizi segreti mi hanno dato ieri il dossier completo di tutte le tue storielle, le conosco a memoria. A cosa devo la tua visita?

B: Wen, so che hai un problema e io posso aiutarti.

W: noi cinesi non abbiamo problemi, semmai opportunità. Di cosa parli?

B: mi riferivo ai tuoi 3 trilioni di dollari in riserve valutarie.

W: Oh, quel “problemino”.

B: sai, con i tempi che corrono, io ho già chiuso tutti i miei conti in dollari, anche quelli di Hong Kong. Amiche mie di New York, molto affidabili, mi hanno raccontato che Barack ha appena ordinato in maniera anonima duemila nuove stampanti, quelle da biglietti da cento dollari. Sembra che vogliano addirittura introdurre una banconota da 1.000 dollari, per risparmiare sui costi di carta e inchiostro. Sai com’è, è un pochino colpa vostra se i prezzi delle materie prime sono schizzati alle stelle.

W (dopo una lunga pausa di riflessione): hai ragione Silvio-san, i nostri esperti prevedono che il dollaro perderà la metà del suo valore in meno di dieci anni. L’ altro giorno, al vice-presidente americano Biden in visita da noi ho espresso tutta la nostra “tranquilla irritazione”. Per far passare meglio il messaggio, la nostra squadra di basket ha nello stesso giorno “amorevolmente accarezzato” la testa dei giocatori americani.

B: Wen, amico mio, gli americani sono disperati e non possono che inflazionare il dollaro. Non hanno altre vie d’ uscita e tu sai bene che lo hanno sempre fatto anche nel passato. Però, lascia che ti dica che sono un pò sorpreso che tu ti sia fatto infinocch… pardon, volevo dire che sono stupito tu abbia comperato così tanti dollari. Anche io ho buttato via dei soldi per una squadra di calcio, ma non ne ho comperate cento.

W: Lo so, lo so. Ma non avevo alternative. Questi maledetti – scusa, volevo dire benedetti – neoricchi dei miei concittadini, tutti a mettere su solo fabbriche per scarpe da ginnastica, giocattoli, iPads e computer. Tutta roba venduta a dei poveracci americani senza soldi. E sai cosa facevano? Pagavano grazie ai debiti con le carte di credito e rifinanziando i mutui sulle loro case. Le banche poi impacchettavano insieme un bel pò di crediti e li cedevano in giro per il mondo. Io avevo tutti questi dollari dagli esportatori cinesi e dovevo pur investirli. Mi sono fidato e ho comperato titoli di stato US e  questi pacchetti di crediti. Non lo avessi mai fatto, boia miseria (Wen, visibilmente agitato, comincia a perdere un pò il controllo).

B: Vedi Wen, se tu mi avessi chiamato più spesso, invece di andare sempre solo dalla tedesca, ti avrei invitato in Sardegna e dopo una bella festa rilassante avremmo fatto qualche chiacchierata e trovato per tempo una soluzione. Ora è un pò tardi, però io un’ idea la avrei…

W: E quale, Silvio-san?

B: la mia proposta è semplice ma efficace, come un ideogramma cinese. Tu hai il problema che devi vendere al più presto i dollari e comperare qualcos’ altro; noi abbiamo la necessità di finanziare il rilancio dell’ Europa e di creare posti di lavoro.

W (interrompendo Berlusconi): aspetta, aspetta. Non mi vorrai mica proporre di vendere dollari per comperare euro? Così invece di una, avrò preso due fregature.

B: no, non ti sto dicendo questo. L’ idea è un’ altra: immagina che la Comunità Europea emetta titoli per due trilioni di euro, garantiti da immobili e da altri beni reali dei singoli Stati – solo l’ Italia, per esempio, ha edifici pubblici per oltre 400 miliardi. Tu vendi i titoli di Stato americani, che sono tra l’ altro senza garanzie, e comperi i nostri, che chiameremo EuroChina Bond. Con questi soldi noi finanziamo un nuovo piano  Marshall per l’ Europa: progetti di infrastruttura, energia pulita  e joint-ventures europee-cinesi. Investiamo in iniziative che creino posti di lavoro da noi, domanda di prodotti per società a capitale misto e servizi per la nuova classe media del tuo Paese. Ti faccio qualche esempio: imprese europee per vendita e installazione di pannelli fotovoltaici cinesi; infrastrutture turistiche per accogliere milioni di visitatori dalla Cina; fabbriche che fanno prodotti per i vostri mercati.

W (dopo un altro lungo silenzio): questo tra l’ altro ci permetterebbe anche di ribilanciare un pò la nostra economia, rendendola meno dipendente dall’ export verso l’ America, giusto?

B: lo sapevo che l’ idea ti sarebbe piaciuta. Ti sbarazzi dei dollari, comperi euro garantiti al 100% da Palazzo Grazioli e dalla torre Eiffel, rivaluti pure lo yuan e fai felici i tuoi concittadini.

W: Silvio-san, sei un genio.

B: lo so, lo so, me lo hanno già detto.

W: bene, andiamo ora a cena.

B: eh… Wen, te lo posso chiedere un favorino?

W: certo, di cosa si tratta?

B: se un giorno dei giudici italiani ti facessero qualche domanda, potresti dire che hai una nipote che si chiama Ruby-Lee e che…

W (interrompendo Berlusconi): Silvio!!!